Perché le relazioni finiscono

Perché le relazioni finiscono

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I motivi che possono portare una relazione, amorosa, amicale, parentale o professionale verso la sua conclusione possono essere tanti e i più disparati ma di certo è possibile rintracciare alla base un aspetto che li accumuna un po’ tutti: una scarsa qualità di comunicazione.

“La qualità della comunicazione determina la qualità della relazione”

Spesso nelle relazioni, quando non otteniamo ciò che vogliamo, o ciò che ci aspettiamo dal partner, nei tempi e nelle modalità più vicine al nostro modo di essere, sperimentiamo una complessità di emozioni e stati d’animo: possiamo sentirci frustrati, delusi, avviliti, sofferenti, arrabbiati. In tali condizioni i pensieri fanno la loro parte e ci portano, talvolta, a conclusioni semidefinitive senza aver chiamato in causa il partner e aver ascoltato il suo vissuto.

Tendenzialmente quel che facciamo in queste situazioni è optare per ciò che ci viene più naturale fare: reagire.

La reazione è una risposta di riflesso per lo più inconsapevole, frutto di automatismi che ci appartengono in maniera strettamente personale e culturale; è il tipo di risposta che diamo a caldo. L’azione, invece, è mossa da una scelta ponderata e consapevole; è il tipo di risposta che diamo a freddo, dopo che i nostri picchi emotivi sono scemati e ci mettono nella condizione di riprendere più lucidità.

Personalmente, a tal riguardo, ho rintracciato due modelli più comuni di risposta:

  1. Reattività e chiusura in modalità rinuncia: rinuncia al dialogo, all’incontro con l’altro. Il rischio è di barricarsi dentro la propria visione percependo l’altro come causa della propria insoddisfazione e infelicità. I pensieri, facendo leva sulle nostre paure e insicurezze, si insidiano in noi e seguendone passivamente le direzioni proviamo a dare risposte in modo autoreferenziale attribuendo all’altro intenzioni che non gli appartengono pur di non rimanere in contatto con emozioni che riteniamo negative che non vorremmo provare e fatichiamo a reggere. In tal modo veniamo meno ad ogni responsabilità  nei confronti della relazione e ci sottraiamo alla relazione stessa. Sottraendoci alla relazione lasciamo il partner da solo all’interno di essa con tutte le responsabilità del caso, incentivando, consapevolmente o meno, la fine della relazione.
  2. Azione consapevole: comunicare al partner ciò che stiamo sperimentando, rendendolo partecipe del nostro vissuto e accogliendo, a nostra volta, il suo vissuto emotivo e la sua prospettiva. Questa è la strada più difficile da percorrere ma diventa necessaria ai fini della crescita della relazione stessa. E’ la via dell’ascolto e dell’incontro che ci permette di ridimensionare la nostra visione e i significati attribuiti in dato reale. E’ ciò che dà valore e qualità alla relazione stessa: ciò che la rende unica, vera, piena e autentica.

“Le relazioni o evolvono o si interrompono”

Cosa si intende per qualità di comunicazione?

Comunicare vuol dire mettere in comune. Usando l’immaginazione il mettere in comune ci rimanda all’azione del mettere al centro dell’incontro con l’altro qualcosa di noi che vogliamo condividere: il vissuto personale, le paure, i dubbi, le insicurezze e i pensieri riguardo una situazione che si sta vivendo. A questa visione parziale, nella misura in cui siamo accoglienti e disponibili, l’altro potrà aggiungere, a sua volta, la sua versione e le sue emozioni che se accolti andranno a completare il quadro.

“Quando in una relazione imponiamo i nostri significati alle azioni dell’altro non siamo più in relazione con l’altro ma con noi stessi”

La via dell’ascolto

Ascoltare vuol dire correre dei rischi: il rischio di incontrare realmente e pienamente l’altro. Per incontrare realmente e pienamente l’altro occorre creare alcune condizioni fondamentali affinché l’ascolto possa realizzarsi.  Se c’è la volontà di continuare ad investire nella relazione, la condizione prima è distaccarsi dal pensare che la propria visione sia l’unica e sia veritiera per incontrare quella dell’altro. Per fa ciò occorre uscire dalla propria zona di comfort, fatta di significati attribuiti e conclusioni personali, e incontrare l’altro a metà strada, in una terra di mezzo in cui incontrarsi davvero. Quindi per andare verso l’altro occorre fare lo sforzo di compiere dei passi verso l’altro.

Le altre condizioni necessarie affinché l’ascolto possa realizzarsi sono:

  • la disponibilità a lasciar parlare l’altro sino a che concluda ciò che ha da dire, prendendo la parola quando l’altro ha concluso il suo discorso
  • rispettare tempi e modalità che l’altro utilizza per raccontarsi
  • rispettare il vissuto dell’altro, le sue emozioni, sensazioni, intuizioni, deduzioni anche se potremmo non condividerle
  • non giudicare, non etichettare, non screditare, non interpretare le cose dell’altro, anche se non ci piacciono: sono tutti ostacoli alla comunicazione che scoraggiano l’interlocutore, irrigidiscono la relazione e incentivano lo scontro
  • non imporre la propria visione con affermazioni assolutistiche (è così, è come dico io, ecc.)
  • guardarsi
  • saper stare nei momenti di silenzio
  • ricordarsi di respirare per lasciar fluire e gestire le emozioni.

“Ascoltare vuol dire correre dei rischi: il rischio di incontrare realmente e pienamente l’altro”

Le coppie che seguono questo processo sono quelle capaci di incontrarsi nella loro diversità, nelle proprie fragilità e difficoltà riuscendo ad accoglierle ed a integrarle. Questo concede alla relazione la preziosa opportunità di crescere ed evolvere, rinforzando una progettualità condivisa.

Se riuscirete ad attivare questo processo nella comunicazione allora con molta probabilità incontrerete l’altro, rafforzando la vostra relazione. E se  l’altro non è disponibile a percorrere con voi gli stessi passaggi iniziate voi: potrebbe divenire un training per ascoltarsi meglio e conoscersi  più in profondità, per come si è veramente e pienamente. Se vi trovate invece nella situazione in cui l’altro non ne vuol sapere di fare uno sforzo insieme a voi in tale direzione, allora siate audaci nello scegliere ciò che è meglio per voi.

Ricordatevi due parametri che vi possono orientare:

  1. le relazioni si costruiscono e si reggono in due. Per meglio farvi capire questo concetto pensate alla relazione come una bilancia dove i pesi si reggono in perfetto equilibrio; ogni tanto oscillerà dall’una o dall’altra parte ma se tutti i pesi si reggono su un piattino soltanto capirete allora che non vi è più equilibrio tra le parti: dunque il singolo non può fare per due.
  2. La qualità della comunicazione determina la qualità della relazione e dove non c’è comunicazione non ci può essere relazione, autenticità, pienezza, crescita, evoluzione, progettualità, benessere.

La scelta, del resto, sta a voi, come coppia o come singoli.

“Le relazioni sono il più potente mezzo evolutivo: o librano le ali o le tappano”

Se vi trovate a vivere la difficoltà dello stare in coppia, se volete migliorare la qualità della comunicazione tra di voi o se sentite di essere in una situazione di stasi o blocco emotivo e volete essere sostenuti in uno o più di questi passaggi potete contattarmi al 3343993715 o scrivermi a info@salvatoredimaria.it.  Insieme faremo un lavoro mirato ad innalzare la qualità della vita.

Salvatore

 

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